La leggenda del Ponte del Diavolo


Le notizie più antiche del ponte ci pervengono dai biografi di Castruccio Castracani, il valoroso condottiero lucchese. Si leggono varie testimonianze in cui si afferma che Castruccio nel 1324 costruì diversi ponti sul Serchio. Altre testimonianze lo ritrovano in pergamene del 1254 e in atti del 1252.Archivio Alinari Firenze, 1890.

La tradizione che lo vuole costruito da Matilde di Canossa, non trova in alcun documento la sua prova. Esistono riferimenti ad un suo restauro del Ponte che sarebbe servito a favorire l'accesso alle già conosciute terme del Bagno a Corsena, l'attuale Bagni di Lucca. Una testimonianza del 1792 parla della presenza di una logora lapide sul lato del Borgo a Mozzano su cui era riportata una data 1101; data che potrebbe testimoniare l'intervento di Matilde di Canossa.

Arriviamo alla leggenda, quella narrata dal Giusti che, in proposito interrogò un contadino di passaggio: «Raccontano che San Giuliano, quando fece il ponte, per finire quest'arco chiamò quell'amico, e gli disse che l'aiutasse; ma chi sa se poi se è vero?... - Perché no? Dunque? - Chiese aiuto al... gli chiese aiuto (qui ci accorgemmo che il buon uomo aveva scrupolo a nominare il Diavolo), e gli promesse la prim'anima che ci fosse passata su. Quando fu finito, San Giuliano, per canzonarlo, di laggiù in fondo aizzò un cane, e poi gli tirò una stiacciata su per il ponte: il cane corse dietro, e qui dove toccò col piè agguantò la stiacciata: quello che stava a vedere chi passava per primo, subito gli dà addosso, e quando trovò che era un cane, invece d'un cristiano, lo prese, lo scaraventò con tanta rabbia in terra, che sfondò qui, passò di sotto. Ma non sarà vero: lo dicono, ma chi c'era allora?». L'Europa è disseminata di architetture realizzate dal "diavolo": cattedrali, torri, acquedotti, muraglie, ecc. ma è nei ponti che la sua attività si è rilevata instancabile. Forse la ragione sta nel fatto che che la carriera di architetto del diavolo iniziò proprio con un ponte lunghissimo, che collegava l'inferno con la volta celeste.

ASARGENT Taylor, 1896Se le leggende hanno sempre un fondo di verità, è probabile che siano intervenute più mani nell'edificare questa ardita costruzione. E' strutturalmente rilevabile, del resto, che il corpo dell'arco grande è staccato agli altri, come se fosse stato fatto in un momento diverso. Era inoltre usanza lasciare una parte dei ponti in legno, per permettere la veloce distruzione in caso di invasioni nemiche.

Un recente sondaggio geologico ha rilevato che i pilastri degli archi appoggiano negli unici punti del fiume che presentano uno strato di roccia di sufficiente compattezza e spessore. Questo ha obbligato a costruire archi di ampiezza diversa. Ma quali strumenti potevano dare questi dati sette, otto, nove secoli fa? E quale architetto può avere ideato una struttura così ardita da suscitare l'interesse di così tanti pittori, incisori e poeti, e così solida da sfidare i millenni, quando tutti i suoi fratelli coevi o successivi, sono stati distrutti a più riprese dalle inondazioni?Foto Pastrengo, 1982

Se, comunque, mano immortale realizzò quest'opera, essa era sicuramente in possesso di quella genialità che la natura, nella sua instancabile giustizia, attribuisce solo ai Grandi.

 

 

CARATTERISTICHE TECNICHE del PONTE DEL DIAVOLO:

- Il ponte misura dalla statale alla ferrovia metri 93,10;

- Altezza degli archi: arco maggiore: 18,50 m + 2 m di parapetto; arco medio: 7 m + 4,20 m di parapetto; arco piccolo: 5 m + 3 m di parapetto; arco minimo: 4 m + 1,7 m di parapetto; dette misure vanno intese ad invaso pieno.

- Larghezza del ponte: 3,70 m con parapetti; carreggiata: 2,90 m

 

 


Testo e foto liberamente tratto da: Massimo Betti, Il Ponte del Diavolo - Notizie storiche e iconografia, Barga, Gasperetti, 1995.